Sto iniziando a mettere via le tute di pile in questi giorni. Un po’ per volta. Tanto lo sappiamo che in questo periodo ci si veste un po’ tutti “a cipolla” – giusto per fare il paio con i deodoranti che “più sudi e più sai di fresco” (di sudore, più sai di sudore, che ve possino!) – perché “non ci sono più le mezze stagioni” e, comunque, “una rondine non fa primavera”. Direi che tolto il rassicurante “aprile dolce dormire” che, almeno per quanto mi riguarda, è l’unico certo preludio alla stagione calda, il resto è da buttare. Soprattutto i deodoranti, che tanto non li usate.

Ma, dicevo: le tute di pile. Colorate. Con o senza le paperelle. Calde. Comode. Che Dio le maledica quando ti elettrizzano i capelli, soprattutto se li hai lunghi e sottili. Ma comode, stracomode e su questo credo siamo tutti d’accordo, soprattutto poi perché le lavi e le asciughi in poco più di un attimo. Le metto via sempre con un po’ di malinconia, lo confesso. Perché nelle tute di pile è insito il senso di una rivolta femminista che ha il sapore di alti tempi, una rivendicazione in nuce del sacrosanto diritto di svaccarci, di stare comode e poco importa se il nostro compagno quando prova a sfiorarci sussulta perché gli arriva un sottomultiplo della 220. Ci piacciono. Ce le meritiamo.

E, cari maschietti, basta con i soliti ritornelli che agli inizi ci facciamo tutte carine per voi e poi vi ritrovate a vivere accanto a delle sconosciute senza trucco, con le mutande di tutti i giorni – questo argomento sarà trattato prossimamente! – le tute di pile e le pantofole. Basta con il chiamarli “pigiamoni anti-stupro”!

Ci piace farci carine, soprattutto per voi e dimentichiamo troppo spesso che dovremmo farlo per noi. Davanti a un completino sexy ci piace quello sguardo da “adesso ti scopo qui sul tavolo e chi se ne frega della cena”, ma sappiamo anche che poi volete pure la cena. Non potete chiederci di essere perfette perché:

  1. Perfette lo siamo già. Quasi. Ci proviamo, su!
  2. Lavoriamo, cuciniamo, stiriamo (io no!), spazziamo, ci dividiamo tra casa, lavoro e, quando ci sono, i figli e la nostra famiglia di origine e la vostra famiglia di origine e in più abbiamo uno schedario al posto del cervello che se qualcosa sfugge a noi, il disastro è assicurato.
  3. Non vi chiediamo di essere perfetti. O meglio, sì. Spesso sì. Però vi amiamo con i vostri difetti che “ci fanno compagnia” come i commenti dei playboy nella canzone della Mannoia. Le vostre mutande che non ci piacciono spariscono semplicemente durante il lavaggio, o si tingono di rosa o si rompe l’elastico, però che ci fanno schifo non ve lo diciamo. Idem se girate per casa a torso nudo e non siete Chris Hemsworth (Thor in Ragnarok, l’avete visto, sì? Uhm…). Lo stesso dicasi quando vi prendete tanta cura per riassestare i gioielli di famiglia mentre siete… ovunque, lo fate ovunque. Devo continuare? Meglio di no, dai.

C’è una cosa che forse non avete capito dall’alba dei tempi. E allora ve la spiego. In natura il maschio dà prova della sua bellezza, del suo vigore, della sua prestanza affinché la femmina lo scelga. È l’evoluzione darwiniana della specie. Pensate che per noi donne sia diverso? Quando vi scegliamo, sappiamo a cosa andiamo incontro. Sappiamo che ci aspettano mutande sporche gettate sotto il letto e calzini che rintracciamo sopra i lampadari solo grazie al nostro olfatto. Vi scegliamo senza chiedervi di fare la ruota o di uccidere un leone per noi.

Vi scegliamo perché se indossiamo un reggicalze, non c’è storia. Con un négligé ci toccherebbe mettere il distributore con i numeri. Con una gonna corta ci intestereste l’eredità di vostra nonna – e poi magari la seppellireste pure in giardino. Vi scegliamo perché decidiamo di scommettere su di voi: quest’uomo è davvero speciale, tutti potrebbero amarmi con le autoreggenti, ma lui è quello giusto, lui mi ama davvero… e continuerà ad amarmi anche con la tuta di pile. Scommettiamo?

Ehm, scusate, esco a comprare un gratta e vinci e forse vinco!

Il Club delle Vagine tristi© alias… Elisabetta Barbara De Sanctis

Scommettiamo

 

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